Plus35 sigla partnership con SeedUp

Milano, 13/02/2017 – Plus35, piattaforma operante nel settore della consulenza assicurativa sviluppata da Daniele Zanini, e SeedUp, l’acceleratore di idee fondato da giovani imprenditori, professionisti universitari e società operanti nel settore della consulenza finanziaria per accelerare lo sviluppo di startup innovative e il loro ingresso nei mercati di riferimento, hanno oggi annunciato di aver siglato una partnership strategica.

Plus35, applicativo per l’assicuratore 2.0

La piattaforma Plus35 è uno strumento che l’agente assicurativo può utilizzare per aumentare la propria redemption di chiusura nel colloquio di vendita, grazie alla maggiore consapevolezza delle esigenze della clientela sviluppata tramite l’utilizzo dell’applicativo. Grazie all’incessante lavoro di Daniele Zanini la piattaforma, presente sui principali social media attraverso una serie di contenuti video ad hoc, gode già oggi di una base di circa 5.500 follower.

Le finalità della partnership tra SeedUp e Plus35

La partneship tra SeedUp e Plus35 ha come finalità l’ulteriore sviluppo tecnologico e commerciale della piattaforma, che costituisce il primo applicativo al mondo realizzato da assicuratori per assicuratori con l’obiettivo di soddisfare un’esigenza comune a tutti i professionisti del comparto: “capire meglio i clienti per riuscire a vendere di più”.

In aggiunta all’assistenza nello sviluppo tecnologico e commerciale, SeedUp potrà assistere Plus35 nell’individuazione di eventuali partner operanti nel settore assicurativo o investitori interessati ai promettenti tassi di crescita della piattaforma sviluppata da Daniele Zanini.

La realtà virtuale piace anche a Goldman Sachs

Goldman Sachs è tra le banche d’affari americana una delle più interessate (ma non l’unica, anche McQuarie sembra altrettanto se non più ottimista) alle potenzialità del settore della realtà virtuale e aumentata e in un report ha spiegato in modo chiaro, con l’ausilio di pochi grafici, che come si sa valgono più di mille parole, cosa potrebbe accadere da qui al 2025, sulla base di tre diversi scenari più o meno ottimistici.

ATTENTI AI PREZZI

I dati hanno riportato sotto i riflettori il comparto, che al recente Ces 2016 di Las Vegas ha fatto molto parlare di sè anche per lo “scivolone” dato dal prezzo (599 dollari/699 euro, molto più dei 350-400 dollari attesi) a cui sarà possibile pre-ordinare la versione consumer degli Oculus Rift, i visori 3D per realtà virtuale di Oculus VR, startup comprata lo scorso anno da Facebook nell’ambito di una visione che punta su contenuti video e ludici in realtà virtuale come motore per trainare l’ulteriore crescita, in termini di fatturato, del più grande social network al mondo.

CONTENUTI ITALIANI PER VR/AR

Il web si è rapidamente riempito di pezzi che riprendono i principali dati del report di Goldman Sachs: se la tecnologia vi incuriosisce anche come startupper, provate a dare un’occhiata (ad esempio qui), tenendo presente che anche in Italia ci sono delle eccellenze in particolare nel settore della produzione di contenuti 3D che stanno iniziando a valutare se iniziare a passare anche alla realtà virtuale e alla realtà aumentata.

BUSINESS PER STARTUP E PMI

Non si tratta di appassionati di Second Life o machimina, o solo di  progamer e youtuber, per quanto tra costoro non manchino profili interessanti (e interessati a sviluppare contenuti e competenze in quest’ambito): si tratta di startup ma pure di piccole e medie imprese già da tempo sul mercato e specializzate, ad esempio, nella realizzazione di studi virtuali per broadcaster televisivi, di filmati a 360 gradi, di presentazioni aziendali interattive, di video educativi o per applicazioni sportive indoor e così via.

AVETE QUALCHE IDEA? PARLIAMONE!

La prossima volta che sentirete parlare (o vedrete alla televisione o in un filmato sul web) di strani tizi che con un visore in testa disegnano nell’aria o sembrano muoversi come degli astronauti, pensate che non solo per Silicon Valley, ma anche per l’industria italiana la realtà virtuale e aumentata e i suoi contenuti applicativi potrebbero essere dietro l’angolo. Se avete idee al riguardo forse è ora il momento di farsi avanti, ad esempio inviando la vostre idee a: http://www.seedup.it/raccontaci-la-tua-idea

La tecnologia vuole cambiare il mondo o il modo di raccontarlo

La tecnologia della realtà virtuale cambierà il mondo, o almano il modo di raccontare il mondo (“storytelling“)? Ed Catmull, tra i fondatori di Pixel Animation, per ora ci crede poco, ma sprona gli startupper a continuare gli esperimenti perchè anche se molti falliranno, alcuni potrebbero avere successo e riuscire nell’intento di rivoluzionare una o più industrie.
 
Una startup neozelandese da tener d’occhio
Tra coloro che potrebbero avere qualche chances in tal senso sembra esservi, in Nuova Zelanda, una startup, 8i, che ha già raccolto in poco più di 12 mesi i primi 14,8 milioni di dollari per sviluppare filmati 3D volumetrici che permettono di realizzare avatar di persone reali da inserire in ambienti digitali. Cosa che potrebbe cambiare e non di poco le carte in tavola, pure se la capacità di raccontare una storia è e resterà sempre ben distinta dallo strumento attraverso cui vogliamo raccontarla.
 
Se anche voi avete idee che si ripromettono di cambiare il mondo, o un’idustria, o il modo di fare le cose, perchè non provate a parlarcene su: http://seedup.it/raccontaci-la-tua-idea

Ma allora i siti valgono qualcosa?

Una rinnovata febbre da fusioni e acquisizioni percorre il (piccolo) mercato editoriale digitale italiano: l’ultima conferma è giunta un paio di giorni fa da Triboo Media, società di advertising ed editoria online quotatasi sul mercato AIM Italia nel marzo 2014, che nei primi nove mesi dell’anno ha registrato un fatturato di 21,5 milioni di euro (+9% rispetto al 30/09/2014), un Ebitda di 4,2 milioni (+46%) e un utile netto di 1,9 milioni (+39%), che ha acquisito Brown Editore da Acciaierie Valbruna di Vicenza. Brown Editore, società fondata e diretta finora da Salvatore Puglisi (che resterà come Ceo anche dopo il passaggio della società sotto Triboo Media), è proprietaria di tre siti di finanza, Finanza.com, Finanzaonline.com e Borse.it, che vanno ora a sommarsi a Wallstreetitalia.com (già rilevato pochi mesi fa). Il 100% di Brown è stato valorizzato 3,75 milioni di euro.

Brown Editore pagato oltre 22 volte l’Ebitda

Visto che nel 2014 Brown ha fatturato 2,5 milioni di euro, con un Ebitda di 165.856 euro e un utile netto di esercizio di 6.632 euro (mentre nei primi nove mesi del 2015 la società ha visto il fatturato crescere di oltre il 40% rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente), vuol dire che Triboo Media ha pagato Brown Editore poco più degli ultimi 12 mesi di fatturato, ma anche 22,6 volte l’Ebitda del 2014, che se dovesse crescere in proporzione al fatturato potrebbe quest’anno salire a circa 232 mila euro (il che vorrebbe dire che Triboo Media ha accettato di pagare Brown Editore oltre 16 volte il suo Ebitda degli ultimi 12 mesi).

Quali sono i razionali dell’operazione

Chiaramente l’operazione deve avere molto senso per Triboo Media, o non si capirebbero certe cifre, che comunque sono nella “tradizione di Triboo Media: il senso sta nel fatto che così l’acquirente, che già controllava anche la concessionaria Leonardo Adv e il portale Leonardo.it (che a sua volta aggrega verticalmente 120 testate online), rilevati nel 2012 per 30 milioni di euro, e la consessionaria Tag Advertising e Html.it (cui oltre allo stesso Html.it fanno capo altri nove siti tra cui Motori.it) rilevati nel 2014 per 10,85 milioni di euro, consolida la seconda posizione nel settore della editoria economico-finanziaria digitale italiana, subito alle spalle de Ilsole24ore.it in termini di utenti unici raggiunti e total reach.

Volete provarci anche voi?

Ora: se qualcuno invogliato dai numeri di queste operazioni pensasse di dare vita a un gruppo editoriale digitale, pensateci bene. Il “segreto della Coca Cola” è riuscire ad aggregare contenuti che portino traffico, tanto traffico, a chi possiede i siti e con essi raccoglie pubblicità, sicuramente. Ma non è tutto qui: dovete anche fare in modo che i pezzi si incastrino bene, sviluppando molta tecnologia perchè mentre i prezzi della pubblicità online sono da tempo crollati (e quindi dovrete generare decine se non centinaia di milioni di pagine viste al mese per guadagnare adeguatamente e ripagare gli investimenti fatti), si nota da tempo un crescente interesse per l’e-commerce, anche in Italia.

Il segreto è sapere aggregare e usare i siti giusti

Sapete che significa? Che se per caso aveste una tecnologia in grado di far lavorare tra loro le API sottostanti, riuscendo a far apparire le pubblicità “giuste” ai vostri lettori, proponendo offerte comlementari e accessorie ai contenuti che stanno visionando, forse potreste aver trovato la vostra formula vincente. E la vostra società potrebbe sia riuscire a veder crescere rapidamente fatturato e utili, sia diventare un “target” per qualche big del settore, italiano o meno che sia. Sì, decisamente i siti hanno ancora un valore, sempre che li sappiate aggregare e utilizzare senza nostalgia per le vecchie logiche della carta o del web anni Novanta. Nel caso che pensiate di poterlo fare, perchè non provate a raccontarci la vostra idea? Siamo pronti ad ascoltarvi.

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